Avventure nei Balcani – Capitolo 1

Koji je ciganin? (1) – Audiolettura in arrivo –

Vi sarà capitato almeno una volta di sentire o vivere da protagonisti una discussione di questo tipo:

Squadra A batte squadra B con gol decisivo di Kosović (2)

Tifoso squadra A: hai visto che numero che ha fatto Kosović?

Interlocutore: si fantastico, se n’è portati via due con una finta e poi ha insaccato

Tifoso squadra A: si, ma cosa mi dici dell’esultanza, con quella faccia da sberle, ca**o questo è forte davvero ma è un pazzo

Interlocutore: si sono tutti così questi, dopo tutto è uno zingaro

oppure di questo:

Interlocutore: eh ciao, hai visto ieri Kosović?

Tifoso squadra B: non dirmi un ca**o, zingaro di merda!

o ancora di questo:

Durante il match:

Telecronista: Kosović riceve il pallone

Tifoso squadra A: dai vecchio, fagli vedere chi sei!

Tifoso squadra B: sotto, sotto, buttatelo giù, questi sono pericolosi…

Telecronista: ottima finta di corpo di Kosović, si libera di due avversari, ora è solo davanti alla porta..

Tifoso squadra A: tiraaa, tiraaaa ca**oooo sei proprio uno zingaro, cosa aspetti tiraaaaa!

Tifoso squadra B: ma cosa fate! difesa!!! Si fanno uccellare come all’oratorio

Telecronista: ..un’altra finta, mette a sedere il portiere ed è goooooool

Tifoso squadra A: vvvaaaaai! Grande! Mitico, io lo amo questo qua

Tifoso squadra B: ma ca**o! Bastardo zingaro di merda

Ecco tre diverse possibili conversazioni, che si è soliti ascoltare quando si parla di calcio, soprattutto se ci si trova in qualche bar della ridente provincia di Brescia e il protagonista di turno è un giocatore proveniente da qualche zona della ex Jugoslavia. È triste pensiero comune infatti, che tutti gli slavi siano zingari e tutte le slave, quando non zingare, siano donne di facili costumi.

Con questo vissuto alle spalle un giorno mi ritrovai a parlare degli italiani con una serba (piccolo spoiler, diventerà mia moglie).

Serba: -sì noi abbiamo sempre immaginato gli italiani come li vediamo nei film o in generale in televisione, piccoli e neri-

Io: -ma scusa di chi parli, non siamo Mića tutti Calimero-

Serba: -cali-chi?-

Io: -lascia stare…-

Serba: -vuoi dirmi che non è così? Quando ti ho conosciuto tutti mi chiedevano se avevo cambiato gusti, non mi sono mai piaciuti gli uomini piccoli..-

Io: -scusa ma tu parli forse degli italiani del sud degli anni 50, guarda che le cose sono un po’ cambiate adesso-

Serba: -ma dai siete un po’ così, magari non piccoli, ma comunque: simpatici, chiassosi, neri..-

Io: -amò (ancora in dialetto bresciano) con questi neri, siete rimasti un po’ indietro, ma hai conosciuto solo gente abbronzata?- 

Serba: -mi chiami amore? Che carino. Dai lo dicono tutti qui, magari anche scherzando ma..-

Io: -come amore? vabbè.. ma cosa intendi, dicono che siamo piccoli e neri?-

Serba: -ma sììì, qui si dice che siete così –

indica qualcuno, mi giro nella direzione del suo dito e vedo un ragazzo con capelli arruffati e abiti impolverati, che pedala su una bici che al posto del cestino portavivande ha una specie di contenitore gigante, nel quale sono accumulati giornali e cartoni.

La guardo perplesso…

Serba: – hai visto? Siete un po’ così dai, tu gli somigli un po’ – e ammicca

Comincio a capire ma ancora incredulo chiedo: ma assomigliamo a chi?

Serba: -cigani-

Io: –eh?-

Serba: -dai come dite voi.. zingari-

Ora potete immaginare la mistura di stupore, orgoglio nazionale ferito, offesa ecc che mi hanno assalito inizialmente, successive spiegazioni, dapprima poco convincenti, hanno fatto chiarezza sul fatto che per i serbi gli italiani sono zingari, perché come loro sono rumorosi e “neri”, mentre per gli italiani i serbi sono zingari perché dell’est. Di fronte a questi due punti di vista mi sono vergognato del nostro e ho smesso di protestare.

Chi sono davvero gli zingari?

Sin dall’infanzia sono sempre stato abituato e vederli come strani individui, che si guadagnano da vivere nella migliore delle ipotesi pulendo il parabrezza al semaforo, nella peggiore rapendo bambini per farli mendicare insieme a loro nelle vie del centro. In generale comunque per un italiano del nord zingaro = ladro o pericoloso personaggio + sporco + roulotte + mercedes rubata + elemosina + finto disadattato sociale per spillare più monete + ma vai a lavorare + andate da un’altra parte qui non vi vogliamo.

Dopo le mie ripetute peregrinazioni nei Balcani  però ho cominciato a vedere altre caratteristiche di questo insolito popolo.

Mi trovavo in dolce compagnia in un ristorante sul fiume, uno dei tanti di Belgrado, dove i due fiumi principali Sava e Danubio si incontrano e offrono sinuosi le loro sponde a ristoratori ed avventori, che le popolano con case galleggianti. Queste strutture ospitano dal più classico dei bar, al ristorante chic, alla kafana (3) con musica dal vivo o talvolta tutto insieme, basta indovinare l’ora giusta…

Ero dunque a pranzo e stavo discorrendo del più e del meno in una fresca giornata autunnale che permetteva ancora di sedere all’aperto, quando vidi entrare nel locale un gruppo di musicanti zingari. Il primo pensiero fu: adesso cosa vorranno questi? Ma non notando nessun movimento del personale del ristorante capii che non c’era nulla di strano e il timore pregiudiziale divenne ben presto curiosità. Vedevo infatti questi quattro armeggiare con i loro strumenti: un violino, un mandolino, una chitarra, il quarto non aveva nulla al di fuori del cappello per le offerte. Si posizionarono all’esterno della porta che portava sulla terrazza, in cui insieme ad alcuni altri commensali ci accingevamo a mangiare, e vidi che il cantate, o almeno immaginai che tale potesse essere quel tizio sdentato e sgarrupato, si avvicinava sorridendo ad un tavolo, dopo un attimo iniziò la musica e ritmi gitani riempirono l’aria, come se fosse la cosa più naturale che potesse avvenire in quel momento. La melodia era piacevole e l’improbabile cantante non era affatto ingrato a sentirsi, pensai che erano .. bravi, e mi chiesi come potessero aver attaccato così dal nulla all’unisono senza alcun segnale apparente, senza nessun one two three insomma… stavo ancora riflettendo su questo e vidi che il cantante si spostava ora di tavolo in tavolo, talvolta accompagnato dal violinista, talvolta dal mandolino, non c’erano regole, non sembrava esserci nessuna scaletta prestabilita, ma tutto filava liscio, mai una dissonanza, mai un’interruzione; con il passare del tempo mi accorsi che i musicisti cambiavano pezzi in un medley folkloristico senza darsi alcun cenno, senza guardarsi e addirittura muovendosi in giro per la terrazza voltandosi talvolta le spalle. Questa gente era un tutt’uno con la musica e l’evidente assenza di sforzo nel sostenere l’esecuzione, nonostante l’apparente disordine spaziale degli elementi, mi rivelò che queste doti venivano dal loro DNA, e non sembravano nemmeno lontanamente associabili a quelle di lavavetri.

(1)Traduzione: chi è zingaro?

(2)Nome di fantasia

(3)Ristorante tipico locale

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